ROMA\ aise\ - "Sua Immensità Adriano Celentano, dal palcoscenico di Sanremo, ha decretato la chiusura di Avvenire e Famiglia Cristiana perché "inutili" rispetto ai piani della provvidenza. Grazie a Dio si tratta di prediche mediatiche, il cui scopo intenzionalmente provocatorio e propagandistico è troppo scoperto per essere preso sul serio. Semmai, esse accrescono la nostalgia per il tempo in cui il Molleggiato, con le sue canzoni accompagnava la modernizzazione italiana, cogliendone con freschezza alcuni passaggi di costume".
Così l'on. Fabio Porta, deputato del Pd eletto in Sud America, che interviene oggi nella polemica attorno alla partecipazione di Celentano al Festival di Sanremo.
Di suoi "opinabili sermoni", afferma Porta, "noi italiani all’estero siamo stati, come tutti gli altri, ascoltatori o vittime, a seconda del punto di vista e c’è, forse, un aspetto che ci riguarda direttamente. Il direttore di Avvenire, Marco Tarquinio, infatti", ricorda il deputato del Pd, "aveva scritto qualche giorno fa che con quello che costa un Celentano alla Rai per una serata si potevano tenere aperte per un anno intero le sedi giornalistiche della nostra emittente nel Sud del mondo (Africa, Asia, Sud America)".
"Non sappiamo se il "decreto" di chiusura dei giornali cattolici sia stato la risposta piccata del Molleggiato a questa affermazione. Poco importa", per il parlamentare italobrasiliano. "La cosa seria, invece, è che la valutazione di Tarquinio è assolutamente vera e che con il rischio di scomparsa di giornali in Italia e all’estero le parole di Celentano sono tutt’altro che divertenti, anzi, un po’ lugubri".
"Questo intenzionale polverone si sopirà prima ancora che le ultime note del festival si spengano, ma almeno", si augura Fabio Porta, "sia l’occasione per riflettere su alcune esigenze vere. Tutto sommato", spiega, "i tagli avvenuti in questo campo sono in realtà frutto di trascuratezza ed incomprensione della realtà degli italiani nel mondo, più che di una imprescindibile necessità".
"E forse", conclude Porta, "se la Rai si può concedere per una serata un Celentano, l’Italia, allo stesso prezzo, avrebbe il dovere e l’interesse di mantenere la rete di rapporti con i suoi cittadini nel mondo, difendendo così questo suo grande privilegio". (aise)