
ROMA\ aise\ - Sulla “architettura”della rappresentanza degli italiani all’estero c’è molta “confusione”, ma quel che è certo è che il “Consiglio generale non si è mai sottratto al confronto
. Affermare il contrario è quanto meno ingeneroso”. Segretario generale del Cgie, Elio Carozza ha replicato così al sottosegretario Mantica che nella sua relazione – che ha aperto il pomeriggio della prima giornata di lavoro della assemblea plenaria a Torino – criticava la chiusura del Cgie alle proposte del Governo e parlava di “atteggiamento conservatore” di fronte alla riforma di Comites e Cgie all’esame del Senato. Giudizi di merito che Carozza ha rispedito al mittente, sottolineando più volte che il Cgie ha “fatto il suo dovere, che, invece, non è stato recepito” e assicurando che “non siamo conservatori”.
Sul ddl che doveva essere votato ieri e che invece lo sarà la prossima settimana – 24 o 25 maggio – Carozza ha osservato che “è la prima volta che una proposta di legge scontenta tutti: non solo Comites e Cgie, ma anche associazioni e parlamentari. Per questo vogliamo dire al Senato che sta sbagliando, prima dell’approvazione del ddl”.
Carozza è quindi tornato sui binari della relazione del Comitato di presidenza, ringraziando, tra gli altri, il consigliere Verrecchia e la segreteria del Cgie che hanno organizzato la trasferta a Torino.
“Nelle ultime plenarie – ha detto il segretario generale – abbiamo evidenziato il rischio che corre l’Italia se se continua a ridimensionare gli italiani all’estero, con cui, la contrario, è necessario aprire una nuova fase di relazione”. In questi anni, ha aggiunto, il Cgie “ha saputo portare le questioni principali all’attenzione delle istituzioni di ogni livello, con alterna incisività ed efficacia”. Un’attività di cui sono prova “diversi documenti e proposte consegnate a governo e parlamento”, ma “purtroppo le nostre istituzioni rispondono a dinamiche e logiche influenzate da particolarismi e per nulla orientate allo spirito di sussidiarietà”, tanto che “gli impegni presi sono stati quasi tutti disattesi”.
Carozza ha quindi ricordato tutto il lavoro svolto per preparare e svolgere la i conferenza dei giovani italiani nel mondo e osservato, con amarezza, come “da lì sia partito un lavoro in solitudine per orientare i giovani verso un loro coinvolgimento nei Comites e nel Cgie”. Una delle tante “disattenzioni” del paese verso gli italiani all’estero che invece sono una “potenziale ed immensa risorsa umana”. Il segretario generale ha pure ricordato l’impotante incontro del 30 aprile scorso in Senato con i Consigli generali degli europei che vivono fuori dal paese d’origine, di cui sono stati appena pubblicati gli atti. Occasione in cui il Cgie, “consapevole della mobilità in Europa, ha proposto una riflessione più ampia e globale non solo ai governi locali ma anche all’Ue”.
Ma il nodo centrale rimane la riforma della rappresentanza, su cui il Consiglio generale ha detto la sua, sottolineando l’esigenza di una riforma organica che chiarisse i rapporti con i Comites e con gli eletti all’estero. “Invece il ddl Tofani è lontanissimo dalle nostre aspettative e - ha detto Carozza – ci pare l’inizio di una liquidazione della stessa rappresentanza parlamentare. Si tratta di una proposta che non raccoglie il consenso delle comunità, delle sue rappresentanze, né delle forze politiche”. Da ciò che accade in Senato “emerge un tentativo di smantellamento, di mancanza di progettualità e di una visione culturale ed istituzionale verso l’altra Italia”. Si tratta, però, di una riforma che “non è mai stata una nostra priorità”, come invece lo sono altre questioni come la riduzione delle risorse destinate a lingua e assistenza, rete consolare e informazione. “Siamo ancora qui a sollecitare azioni concrete”, ha proseguito Carozza che ha rilevato come “negli ultimi anni l’attenzione verso gli italiani all’estero è scemata sempre di più e, paradossalmente, proprio quando abbiamo avuto i nostri rappresentanti in Parlamento. Le nostre attese erano altre”.
Prioritario “riprendere in mano le conclusioni emerse dalla conferenza dei giovani, da cui è emerso che da un lato esistono diverse comunità italiane all’estero nei diversi territori e dall’altro che l’evoluzione delle stesse è già avvenuta ed è in progressiva evoluzione. Per questo potrebbe essere utile la domanda lanciata dal senatore Micheloni con una mozione nel 2008 in cui si chiedeva: l’Italia vuole mantenere, sviluppare e rinforzare i suoi rapporti con gli italiani nel mondo”?”. Anche in quella occasione, ha commentato carozza, i connazionali si aspettavano un dibattito serio e costruttivo, che invece mancò, perché “si parlò di tutt’altro”.
“Come Cgie – ha aggiunto – crediamo che quel dibattito debba essere ripreso con un urgenza per imettere al centro dell’attenzione l’impegno verso questa grande realtà in evoluzione, questa grande risorsa che sono gli italiani all’estero. A 12 anni dall’ultima conferenza nazionale degli Italiani all’estero forse serve convocare una nuova conferenza nazionale, preceduta da lavori preparatori sia a livello paese che Continente. Dagli esiti di questa futura conferenza si potrà costruire un nuoa prospettiva fondata su una progettualità capace di rispondere ai bisogni e alle sfide dell’Italia e degli italiani nel mondo, facendole entrare a pieno titolo nel Sistema Paese dell’Italia nel mondo”. (m.cipollone\aise)