NEW YORK\ aise\ - "Noi, cittadini italiani all’estero votiamo, eleggiamo diciotto parlamentari, ma il nostro voto non conta. Perché? Perché non viene computato ai fini della determinazione del premio di maggioranza istituito con il "porcellum", la legge elettorale fermamente voluta dall’allora Ministro delle riforme istituzionali Roberto Calderoli". A ricordarlo è Silvana Mangione, vicesegretario generale del Cgie, in un articolo pubblicato ieri dalle pagine di Gente d'Italia, il quotidiano delle Americhe diretto da Mimmo Porpiglia.
"Ripercorriamo i fatti", scrive Mangione nell'articolo, che riportiamo di seguito integralmente.
"Gli italiani all’estero cominciarono a sentirsi davvero cittadini a pieno titolo quando le riforme costituzionali del 17 gennaio 2000 (Governo D’Alema) e del 23 gennaio 2001 (Governo Amato) finalmente garantirono il pieno esercizio del diritto di voto in loco, con l’elezione diretta di propri rappresentanti non residenti in Italia.
Nel concreto, la legge 17.1.2000 N. 1 modifica l’art. 48 della Costituzione inserendo i seguenti due commi: "La legge stabilisce requisiti e modalità per l’esercizio del diritto di voto dei cittadini residenti all’estero e ne assicura l’effettività. A tale fine è istituita una circoscrizione Estero per l’elezione delle Camere, alla quale sono assegnati seggi nel numero stabilito da norma costituzionale e secondo criteri determinati dalla legge". La legge 23.1.2001, anch’essa simbolicamente numero 1, modifica gli artt. 56 e 57 della nostra legge suprema, attribuendo alla Circoscrizione Estero, rispettivamente, 12 deputati e sei senatori. Le norme per l’esercizio del diritto di voto all’estero sono contenute nella legge ordinaria n. 459 del 27 dicembre 2001.
La ritardata approvazione di questa legge ci impedì di votare alle elezioni politiche del 13 maggio 2001 che sancirono la consistente vittoria di Silvio Berlusconi, cui il Presidente Carlo Azeglio Ciampi attribuì l’incarico di formare un Governo che, sostenuto da Forza Italia, AN, Lega Nord, Biancofiore (Cccd-Cdu) e indipendenti, amministrò l’Italia fino alle consultazioni del 2006.
L’illustre e raffinatissimo pensatore della Lega, allora Ministro delle riforme istituzionali, Roberto Calderoli, si portò a casa un primo assaggio di federalismo con la legge costituzionale n. 3 del 18 ottobre 2001 sulle "Modifiche al titolo V della Costituzione", intitolato "Le Regioni, le Province e i Comuni". Era quindi giunta l’ora di porre mano alla legge elettorale, a maggior ragione perché perfino il governo in carica (il più lungo dal 1945 in poi) aveva dovuto superare una crisi nel 2005, da cui era uscito un nuovo Governo Berlusconi, con la stessa alleanza di partiti.
La ballata dei governi balneari, della settimana bianca, di Natale o di qualunque altro brevissimo periodo di tempo, faceva ridere il mondo, che non capiva le nostre paure di un ritorno della dittatura e quindi la scelta fatta nel 1948 di un governo parlamentare, che trae la sua legittimazione dalla fiducia del Parlamento eletto dal popolo e rappresentante della maggioranza del momento.
Il fenomeno dei transfughi più o meno responsabili non c’era ancora, ma l’acquisto dei sostenitori esiste da quando esiste un qualsiasi gruppo umano organizzato e in momenti di difficoltà ogni Presidente del Consiglio è ricorso a qualunque mezzo pur di rimpolpare una maggioranza sfilacciata. Bene.
Con queste premesse, il Calderoli pensiero si rifà ai tentativi del passato, alla legge Scelba, la cosiddetta "legge truffa" del 1953, che voleva attribuire il 65% dei seggi alla Camera alla lista o al gruppo di liste collegate che aveva raggiunto il 50% più 1 dei voti. Le tre principali caratteristiche della nuova legge elettorale, definita da Calderoli stesso a posteriori "una porcata", sono le seguenti: abolizione dei collegi uninominali e quindi del maggioritario sostenuto dagli italiani (tranne che in Trentino-Alto Adige?!); liste bloccate, per cui il votante non può dare preferenze ai candidati che desidera eleggere; premio di maggioranza che garantisce un minimo di 340 seggi, su un totale di 630, alla Camera dei deputati, alla coalizione che ottiene la maggioranza relativa dei voti. Quindi non è più necessaria nemmeno la maggioranza assoluta stabilita dalla legge Scelba e questa è una vergogna ancora superiore.
I 12 seggi, assegnati alla circoscrizione Estero e il seggio della Valle d’Aosta sono considerati a parte. Ciò potrebbe essere giustificato dal fatto che in ambedue i casi è fissato un numero tassativo di eligendi, che quindi non può essere aumentato in conseguenza del premio di maggioranza. La spiegazione è tirata per i piedi, ma accettiamola per bontà d’animo.
Questa legge, però, presenta un aspetto di sicura anticostituzionalità quando stabilisce che i voti delle e degli italiani all’estero non sono calcolati nella determinazione della coalizione vincente. Perché? Questo è inaccettabile e inspiegabile, a meno che non si pensi a strategie legislative tese a favorire una coalizione invece dell’altra, in questo caso la coalizione di governo che votò, da sola, la legge costruita a sua immagine e somiglianza. Infatti, la Val d’Aosta ha un suo partito vincente di solito alleato ad uno o ad altro, perciò non si capisce il perché di questa esclusione, a meno che non ci si ricordi – come fanno i malfidati – che l’Union Valdotaine in quell’epoca si era espressa a favore dell’Unione di Prodi. Nel caso degli italiani all’estero quale paura attanagliava il cuore di Calderoli e consoci?
L’errata convinzione che tutti gli italiani all’estero fossero schierati con Alleanza Nazionale, dato che il "padre" della lunga battaglia per ottenere la Circoscrizione Estero era stato Mirko Tremaglia? E quindi il terrore che AN potesse sostituire la Lega nel cuore di Berlusconi? Caro ex ministro, gli italiani all’estero sono italiani. Il loro cuore e il loro voto si spalmano su tutti i partiti, partitini, partitucoli, movimenti, stelle, stelline, stellette e quant’altro possa venire in mente come nome a chi vuole costruire almeno un seggio per se stesso, condito da presidenza del gruppo parlamentare di una persona sola, e molto altro.
Nel 2006, come ben sappiamo, gli italiani all’estero si espressero in grande maggioranza per l’Unione, eleggendo sette deputati su dodici e quattro senatori su sei. Con il centrodestra compattato, nel 2008, a causa delle scelte sbagliate di candidati il centrosinistra perse due senatori, ma mantenne la sua quota alla Camera fino a quando il deputato europeo dell’IdV, eletto per la seconda volta con una manciata irrisoria di voti, non decise di diventare "responsabile" e passare a Berlusconi.
A prescindere dalle storie e dagli scheletri di famiglia, il voto degli italiani all’estero, per volontà di Calderoli e della maggioranza cui apparteneva allora, è ridiventato voto di cittadini di serie B, sebbene la Costituzione italiana non faccia alcuna discriminazione dovuta alla distanza dai centri fisici del potere. Questa è una solida eccezione di incostituzionalità.
Per favore, signori parlamentari, aggiungetela a tutte le altre ragioni che rendono il porcellum un insulto alla democrazia ed alla libera volontà dell’elettore e approvate subito una nuova legge, che ridia dignità a tutto l’elettorato attivo, ovunque si trovi, e rappresentatività a tutti i deputati e senatori, ovunque essi risiedano. Grazie". (aise)