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ROMA\ aise\ - "Sembrava fuori luogo e quasi impossibile ieri, diventa probabile oggi". Così Giuditta Mosca, sul "Sole24ore" di oggi, annuncia, citando fonti giornalistiche elvetiche, che il Governo Monti "starebbe ristudiando il dossier che apre alla Svizzera, ritornando così sui propri passi".

 

L’articolista ricorda infatti che "lo scorso mese di dicembre il Presidente del Consiglio aveva valutato un accordo fiscale sull'asse italo-svizzero "non in linea con gli standard imposti dall'Organizzazione per la Cooperazione e lo Sviluppo Economico" (Ocse) riferendosi in particolare agli accordi già siglati tra la Confederazione Elvetica, la Germania e la Gran Bretagna i quali, dal 2013, permetteranno alla Svizzera di mantenere il segreto sull'identità dei correntisti esteri, in cambio dell'applicazione di un'imposizione fiscale sul capitale depositato e una sugli interessi maturati (imposta liberatoria) che si allinea all'aliquota applicata dal paese di origine dei capitali e che viene ristornata agli Stati firmatari. Tradotto in denaro un simile accordo porterebbe nelle casse dell'erario italiano la somma stimata di 26miliardi di euro".

"I segnali di apertura" si legge sempre sul "Sole24ore" "sono stati evidenziati dal Consiglio Federale, in una nota con cui l'esecutivo elvetico risponde ad un'interrogazione parlamentare presentata da Lorenzo Quadri, Consigliere Nazionale della Lega dei ticinesi. Il negoziato però si preannuncia in qualche modo atipico poiché la Svizzera esclude lo scambio automatico di informazioni tra autorità fiscali".

Secondo il quotidiano economico italiano "se da una parte l'apertura del Governo Monti ad un accordo con la Svizzera è una mossa obbligata per il recupero di gettito fiscale e – al di là delle disposizioni OCSE – per disincentivare la fuga di capitali, dall'altra entra in simbiosi con il mega-patto anti evasione siglato tra Italia, Francia, Germania, Regno Unito e Spagna i quali, su pressing degli Stati Uniti, hanno deciso di applicare il Foreign Account Tax Compliance Act (FACTA), un pacchetto di regole concepite per combattere l'evasione fiscale off-shore che si basa sullo scambio di informazioni tra amministrazioni, in piena reciprocità e nel rispetto della compliance, appannaggio di tutte le parti.

La creazione di standard comuni tramite i quali veicolare dati e parametri di due diligence senza ricorrere ad accordi specifici tra singoli Stati, viaggia verso il tentativo di erigere una barriera che scoraggi gli evasori e, nel contempo, contribuisca ad abbattere i costi generati dalla lotta all'occultamente di capitali".

"In una nota congiunta", ricorda concludendo l’articolo "i 5 Stati europei, auspicano che presto altri Paesi siglino lo stesso accordo, magari prima del 2013, anno in cui dovrebbe entrare in vigore". (aise)

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